Saluzzo, regime di sorveglianza aperta: una bomba a orologeria?

Per dovere di cronaca, segnaliamo ai colleghi un piccolo episodio di violenza tra detenuti, avvenuto presso il carcere di Saluzzo, in Piemonte. La notizie è di appena qualche giorno fa. Il motivo per cui la riprendiamo è per sottolineare la drammatica situazione in cui siamo costretti a operare noi della polizia penitenziaria.

Saluzzo, il fatto nudo e crudo

Sostanzialmente i detenuti di un reparto del carcere di Saluzzo si sono presi a pugni. Un detenuto italiano 39enne ha picchiano un altro detenuto 73enne. L’aggredito è stato poi trasportato urgentemente in infermeria per la medicazione. Tutto qua, direte voi. Ma come è stata resa possibile tale aggressione? Il carcere di Saluzzo ha da qualche tempo adottato la sorveglianza a regime aperto o vigilanza dinamica.

Regime di sorveglianza aperta o dinamica

Cosa è? Sostanzialmente le celle di un singolo reparto vengono tenute aperte da mane a sera. Sono tutti, all’interno della sezione, “liberi”. Si tratta di una misura calata dall’alto per risolvere problematiche di vario genere. Tra queste quella della mancanza di personale tra le fila della polizia penitenziaria e il problema degli spazi per i detenuti.

Non ci rende conto che questo palliativo è un automatico generatore di violenza gratuita tra i detenuti. Il regime di sorveglianza dinamica o regime aperto contribuisce in maniera positiva ad alimentare le violenze e i soprusi tra carcerati. Viene a mancare la sicurezza dei detenuti stessi che rischiano pesantemente la propria incolumità, poiché a dividerli dai probabili carnefici non ci sono più né porte, né poliziotti sul posto, pronti a dividerli. I signori che stanno a Bruxelles che parlano di diritti umani non hanno piena contezza della delicata situazione delle carceri. Manca una diretta e seria riflessione sull’istituzione penitenziaria e chi ne fa le spese di queste scelleratezze legislative siamo noi agenti e i nostri sorvegliati.

Commenti
Condividi: