Quel carcere dimenticato da tutti…

Nell’indifferenza dell’Amministrazione la Polizia Penitenziaria della Casa di Reclusione di San Michele, il 22 dicembre, ha iniziato una silenziosa ma assordante astensione dalla mensa di servizio per denunciare le gravosissime condizioni lavorative in cui, in un numero del tutto insufficiente, è costretta a lavorare. Oggetto della protesta sono il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e l’impossibilità di adempiere adeguatamente il mandato istituzionale.

 

C’è un carcere in cui il personale, in un silenzio assordante, dal 22 dicembre rinuncia al proprio pasto in mensa perché non ce la fa più e spera che qualcuno ascolti quel grido di aiuto.

L’azione è stata spontanea e nessuno ha dato un cenno di attenzione. Sebbene non richiesto da alcuno, crediamo sia giusto e doveroso sostenere e dare un contenuto a quel silenzioso grido dei poliziotti della C.R. di Alessandria che nell’indifferenza generale da mesi si sobbarcano loro malgrado una quantità di sacrifici: in primo luogo la cronica e certificata carenza di personale che determina che da questa estate le prestazioni di lavoro straordinario richieste dalla Direzione hanno raggiunto soglie mai viste fino a 80 ore mensili per talune unità.

I riposi settimanali revocati sono cresciuti a dismisura, l’orario di servizio negli ultimi mesi supera in diversi casi le 9 ore continuative (l’addetto all’ufficio servizi di recente ha iniziato il proprio turno alle 8.00 per terminarlo alle 24.00 di cui 16.00/24.00 di piantonamento in ospedale) e i turni notturni sono spesso superiori ai 6 previsti come tetto massimo dall’AQN.

Le cariche specialistiche sono impiegate selvaggiamente per qualsiasi servizio mentre il Nucleo Traduzioni non rileva i piantonamenti dal primo turno utile, che vengono svolti dal personale interno con turni di 8 anziché di 6 ore come tassativamente previsto dall’AQN. Ad un capo posto smontante dal turno 0/8 è stato chiesto di effettuare un rientro, nello smontante, di un turno di 12/18. (Serve anche qui la citazione dell’AQN o è superflua?)

Il 27/12/2016 nel turno 8/16 una sola unità aveva il controllo dell’intero piano (due sezioni di 50 posti) per un totale di tre poliziotti per tre piani, cioè 6 sezioni, cioè circa 250 detenuti.

Lo stesso succede frequentemente nel turno serale 16/24 ma spesso si scende ancora: un collega si fa non due ma tre sezioni! Nel turno notturno ormai è consuetudine che un solo collega copra 6 posti di servizio (sezione Alta Sicurezza 2 + Sezione Polo Universitario + ingresso scale padiglioni detentivi + sala operativa (gestione porte automatizzate) + sezione trattamento avanzato e Scala P che è l’ingresso all’intero edificio che ospita la detenzione). Un incarico impossibile a meno di non ritenere che il servizio del Poliziotto penitenziario sia quello del metronotte e che cioè gli si chieda di passare sul proprio vasto territorio a intervalli stabiliti e niente più.

I posti di servizio essenziali per la sicurezza vengono sistematicamente soppressi ma si sono aperte due nuove sezioni detentive che dovrebbero essere vigilate – non si parla di vigilanza dinamica vera e propria nelle tabelle di consegna – da unità di polizia penitenziaria maschile.

Nonostante la cronica carenza di organico e la situazione appena descritta non si è preso nessun provvedimento organizzativo per gestire le attività ricreative dei detenuti che si sarebbero potute limitare o addirittura chiudere come si è sempre fatto con le Direzioni precedenti, per non appesantire ulteriormente il lavoro dei poliziotti residui durante il piano ferie estivo e natalizio che hanno dato un po’ di sollievo a chi si è visto riconoscere quel minimo diritto (soggettivo) ad un po’ di riposo ma inevitabilmente caricando di più chi lavora.

La conseguenza è che nei corridoi passeggi dove dovrebbero esserci tre unità se ne vede solo una e la palestra è totalmente priva di sorveglianza con totale abbandono dei detenuti.

Al teatro si è svolta una manifestazione con detenuti, famiglie e due scolaresche di bambini delle medie senza nessuna programmazione del servizio di sicurezza da parte della Polizia Penitenziaria. All’ultimo momento si sono racimolate due/tre unità che hanno dovuto assicurare la sicurezza della moltitudine presente.

E questo non è abbastanza perché il contorno arricchisce la pietanza rendendolo un piatto che davvero non può andare giù:  il Direttore non è fisso a San Michele, il Comandante non è di San Michele, il Vice Comandante non è di San Michele, la perquisizione straordinaria non la fa il personale del Carcere. Così operando, parrebbe, che di questo personale non ci si fidi ma gli si scarica addosso tutto il peso quotidiano della propria insufficienza.

Certo non è l’Area Educativa che coopera per gestire la situazione: nei reparti gli educatori sono latitanti anche se sono state fatte promesse dal Capo Area di incrementare i colloqui. Le attività lavorative non sono incrementate, solo quelle di intrattenimento o di volontariato che caricano di lavoro solo la polizia penitenziaria.

Il detenuto che torna da fuori ubriaco e si rifiuta di fare l’esame delle urine viene promosso e fatto assumere al forno.

All’esterno dell’Istituto non c’è personale quindi non possono essere accurati i controlli dei detenuti ammessi all’art. 21 e i semiliberi che possono essere portatori volontari o costretti di qualunque cosa.

Sempre per lo stesso motivo – il Block House ormai è perennemente soppresso o quasi – non c’è possibilità di un preventivo controllo su chi entra in Istituto e nelle giornate di colloqui si potrebbe addirittura dire che San Michele è un porto di mare.

Ci domandiamo: perché si verificano continuamente eventi critici? I decessi e il tentativo di evasione ci sorprendono?

Al Personale di Polizia Penitenziaria no.

E adesso che nessuno si è rivolto a guardare quei poliziotti che digiunano, davvero ci sentiamo profondamente amareggiati e indignati. Non dicono niente a nessuno, non chiedono nemmeno supporto a noi sindacalisti ma smettono di mangiare, durante le feste di Natale e nessuno sembra considerarli, né Direttore né Comandante, niente.

Non un giro di auguri sui posti di servizio come si è sempre fatto, non uno straccio di augurio in bacheca. Solo l’indifferenza totale che uccide gli animi e azzera le motivazioni.

Allora anche tutte quelle assenze per malattia si potrebbero comprendere diversamente.

E’ necessario un immediato aiuto per questo personale che a buon diritto si sente abbandonato e solo. E’ indispensabile che se si parla di vigilanza dinamica si intervenga in suo supporto con le famose tabelle di consegna approvate dal DAP che alleggerirebbero il lavoro rendendolo legittimo e sereno.

E’ indispensabile che la Casa di Reclusione sia una Casa di Reclusione e non un luogo in cui si sa solo chi pagherà le conseguenze di quelle condizioni: la Polizia Penitenziaria.

 

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