Aggressione nel carcere di San Michele

Casa di Reclusione San Michele:aggredito detenuto magrebino  da connazionali – le poche unità di polizia penitenziaria rimaste in servizio non riescono a garantire neanche l’incolumità dei ristretti.

 

I pochi agenti di polizia penitenziaria in servizio presso il Carcere di San Michele, i quali protestano dal giorno 22 dicembre 2016 per la cronica carenza di personale e operano nell’impossibilità di adempiere adeguatamente il mandato istituzionale, non riescono neanche a garantire l’incolumità dei ristretti.

Oggi, durante il tempo della mensa dei detenuti, (i poliziotti penitenziari ancora si astengono dalla mensa), mentre un poliziotto si occupava di un intero piano corrispondente a due sezioni detentive di circa 80 detenuti, cosa che è ormai diventata infelice quanto ineluttabile prassi, tre detenuti di origini maghrebine hanno aggredito a colpi di lametta un loro connazionale ferendolo gravemente al volto e in altre parti del corpo, approfittando del fatto che l’agente di servizio al piano si trovava con l’infermiera nell’altra sezione per la distribuzione della terapia ai detenuti.

La prognosi per il detenuto aggredito è di sette giorni, ma i danni ricevuti saranno permanenti. Uno dei tre aggressori, molto probabilmente il mandante, è lo stesso detenuto che poche settimane fa ha tentato la fuga durante un trasferimento in ospedale per essere sottoposto a visita specialistica.

Ci si interroga se questa grave aggressione potesse essere evitata.

La prassi adottata e consolidata dall’Amministrazione Penitenziaria è quella di trasferire tempestivamente ad altri istituti i detenuti che si sono resi responsabili di evasioni o tentate evasioni. Perché questo detenuto non è stato ancora trasferito?

 

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